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Recupero e conservazione degli edifici

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Il progetto di  Recupero e Conservazione degli Edifici riguarda il complesso denominato ex-pretura a Sacile, in provincia di Pordenone.

Molte sono le suggestioni che questo ambiente ha suscitato in noi, la curiosita di capire, di leggere di trasmettere la molteplicità di dati ed il potenziale informativo che esso possiede. Caratteristica la location; splendidi gli archi presenti, i resti delle decorazioni sulle travi e le murature scialbare originarie. Come anche l'ambiente da noi analizzato, la cucina, dove sembra possibile respirare ancora l'atmosfera di tempo.

Il progetto che abbiamo elaborato per l'ambiente cucina scaturisce dalla presa di coscienza della complessità dell'ambiente in cui ci siamo trovati ad operare.
Già in una prima fase di analisi delle superfici murarie ci siamo resi conto della loro ricchezza dal punto di vista delle unità stratigrafiche e delle azioni costruttive di cui sono state oggetto.
Lo studio della sala è stata condotto non prescindendo dall'analisi di tutto l'edificio, che più o meno direttamente ci parla di quello che è stato: in tempi precedenti era un ospitale, organizzato in un corridoio centrale archivoltato in senso longitudinale che serviva gli spazi laterali per i degenti; nella parte finale molto probabilmente vedeva la presenza di un piccolo abside, la cui testimonianza è visibile dalle tracce di due pilastri e di un arco sul prospetto sud. All'interno dell'edificio l'ambiente della cucina riveste di sicuro un ruolo di centralità, comprovato dall'esistenza di numerose modifiche, aggiunte, tamponamenti, in numero maggiore che in tutti gli altri spazi.

Di fronte a un tale tipo di contesto erano inevitabili alcune domanda: che fare di un potenziale informativo così ricco e stratificato? Che cosa salvare e che cosa eliminare della traccia materiale intesa come insieme di segni culturali e di segni naturali? Cosa perdere in termini di conoscenza? E quindi da ultimo quale testimonianza storica da trasmettere al futuro? Quale il destino dell'esistente?

Per poter individuare una strategia di intervento che fosse la guida del progetto ci siamo avvalsi di due strumenti: da un lato l'analisi stratigrafica e dall'altro il giudizio di valore.

  • L'analisi stratigrafica ci ha permesso di riconoscere le varie unità stratigrafiche  individuando e classificando le murature che presentavano le stesse caratteristiche (dal punto di vista del colore, della forma, dei giunti, degli inerti, ecc.), e conseguentemente di comprendere le fasi costruttive che si sono succedute nel corso del tempo, in quanto l'obiettivo non è solo quello di conoscere la stratificazione fisica, ma anche i modi in cui la stratificazione è avvenuta (cioè le relazioni tra le varie stratificazioni). 
  • Il giudizio di valore, invece, avvenuto su base storiografica ed estetica, ci ha consentito di "selezionare" tutto quell'insieme di dati che fosse significativo da trasmettere al futuro. 

Dobbiamo precisare che più lo studio è entrato in dettaglio, più ci siamo fatti guidare da ciò che l'edificio dettava. Preso atto di questo potenziale informativo, il nostro progetto ha cominciato ad assumere una connotazione ben precisa: quella della "leggibilità e permanenza dei dati materiali" o, per citare una frase di Bellini, quella della "permanenza della materia, nelle sue vicende, nel passaggio del tempo". In breve, quella della CONSERVAZIONE DEI DATI.
Alla preferenza di una fase costruttiva piuttosto che un'altra, alla scelta di questo o quello stile, al perseguimento dell'unità architettonica o stilistica abbiamo preferito la conservazione delle possibilità del conoscere, che implicitamente significa anche l'accettazione del frammento.

La scelta di qualcosa ci avrebbe inevitabilmente portato alla rimozione di qualcos'altro e quindi all'irreversibile perdita di informazioni. In accordo dunque con questa linea di condotta tutte la murature sono state pulite, consolidate e protette mediante una velatura che lascia vedere la tessitura muraria sottostante e quindi anche tutti i bordi di interfaccia negativi, prova del complesso delle trasformazioni che l'opera ha subito nel corso del tempo. 

Da tutto questo traspare l'intenzionalità di fare del nostro manufatto un'opera che continui a "parlare" di se stessa e nel maggior modo possibile con la propria voce, dal momento che la compiutezza da tutelare è quella di molti possibili saperi racchiusi in essa.

prof. arch. Giorgio Cacciaguerra

prof. arch. Alessandra Quendolo

 

COMPAGNI DI GRUPPO

ing. Davide Cassini

ing. Martina Bighignoli

ing. Massimiliano Zanardi

 

nb: le immagini sopra si riferiscono ad alcune delle tavole di progetto realizzate.